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	<description>Gli Psicoterapeuti nella tua citta`</description>
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		<title>Insonnia</title>
		<link>http://www.vicinoate.com/blog/insonnia/</link>
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		<pubDate>Tue, 21 Jun 2011 08:11:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Disturbo del sonno caratterizzato dall&#8217;impossibilità di addormentarsi con conseguenti problemi per la salute e il benessere della persona che ne soffre. Conoscerne le cause e le diverse manifestazioni è importante per poterla curare. Ci giriamo più volte nel letto senza trovare pace, vorremmo dormire ma non ci riusciamo, svegliandoci più volte durante la notte o ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;">Disturbo del sonno caratterizzato  dall&#8217;impossibilità di addormentarsi con conseguenti problemi per la  salute e il benessere della persona che ne soffre.  Conoscerne le cause e le diverse manifestazioni è importante per poterla curare.<strong><br />
</strong> Ci  giriamo più volte nel letto senza trovare pace, vorremmo dormire ma non  ci riusciamo, svegliandoci più volte durante la notte o vagando per la  casa con la stanchezza e il desiderio di riposare.<br />
E’ da tutti conosciuta come “l’insonnia”, questo complesso disturbo del  sonno caratterizzato dall’impossibilità di dormire per un tempo  ragionevole. Il  ripetersi di questa condizione può portare a “un’insonnia cronica” che  determina un deficit nel sonno estremamente nocivo per la salute della  persona. Ne risente il nostro corpo ma, soprattutto, il nostro umore.&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<div style="text-align: justify;">Non  tutti però sanno che dietro questa parola si nascondono numerose forme  dell’insonnia, ognuna con i propri tratti e, quindi, anche i propri  metodi di cura.</div>
<div style="text-align: justify;">
<p>1.       <strong><span style="text-decoration: underline;">Apnea durante il sonno</span></strong>:  si manifesta con l’interruzione della respirazione durante il sonno e  la conseguente interruzione del sonno. Le persone che soffrono di questa  sindrome spesso non ricordano quando avviene ma lamentano una forte  sonnolenza diurna.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p>2.       <strong><span style="text-decoration: underline;">Restless Leg Syndrome (RLS) e Periodic Limb Movement (PLM):</span></strong> formicolio o brividi alle gambe che ci creano una forte necessità di  muoverle; questi i sintomi di questa insonnia che produce continui  movimenti della persona nel tentativo di alleviare queste sgradevoli  sensazioni e causando l’impossibilità ad addormentarsi.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p>3.       <strong><span style="text-decoration: underline;">Phase Shift Disorder</span></strong>:  diffuso tra le persone che lavorano di notte, avviene quando l’orologio  biologico non obbedisce al normale ciclo del sonno notturno e veglia  diurna.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p>4.       <strong><span style="text-decoration: underline;">Parasonnia</span></strong>: il corpo della persona si muove per assecondare ciò che sta sognando, fino a sonnambulismo, comportamenti violenti ed incubi.</p>
</div>
<div>
<p style="text-align: justify;">5.       <strong><span style="text-decoration: underline;">Metereopatia</span></strong>:  la sua origine sembra ritrovarsi nella concentrazione di ioni negativi e  positivi nell&#8217;atmosfera, specialmente prima di un temporale; così ci si  sveglia con stanchezza e incapacità di affrontare la giornata durante  il cambio di stagione autunnale, mentre si tende all’ipereccitabilità e  all’insonnia quando il tempo atmosferico volge al miglioramento.</p>
<div style="text-align: justify;"><strong>ALCUNI RIMEDI</strong></div>
<div style="text-align: justify;">Le cause che possono portare  all’insonnia sono tante così come i rimedi a cui si può far riferimento  quando si soffre di questi disturbi. Alcune piccole accortezze,  tuttavia,  possono aiutarci a evitare l’acutizzarsi del problema:  evitare di assumere caffeina presente nel tè, caffè, guaranà, cacao,  noce di cola (e quindi le bevande come la Coca-Cola o come i cosiddetti  energy-drink, come la Red Bull); dormire in una camera buia e silenziosa  idonea al riposo; adoperarsi per un corretto uso del letto, evitando di  leggere, scrivere e guardare la televisione che diminuiscono  l’associazione letto-sonno; mantenere un orario regolare del ciclo del  sonno e cercando di non dormire durante il giorno; evitare di avere la  sveglia ben in vista, poiché concentra l’attenzione sul sonno che non  arriva e su quanto manca al suono della sveglia.</div>
<div style="text-align: justify;">In altri casi, bisogna capire se  dietro all’insonnia vi siano altre problematiche come allergie latenti,  quale quella ai latticini o l’apnea notturna, che possono indurre  disturbi del sonno.</div>
<div style="text-align: justify;">Quando invece l’insonnia non è  correlabile ad alcun disturbo organico neurologico, è utile affrontare  quelle cause di stress, ansia o depressione che lo provocano attraverso  la psicoterapia.</div>
</div>
</div>
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		<title>Sindrome da acquisto compulsivo</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Jun 2011 08:08:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>

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		<description><![CDATA[Disturbo ossessivo-compulsivo che indica il desiderio compulsivo di fare acquisti, per questo anche chiamato &#8220;shopping compulsivo&#8221; o &#8221;shopping-dipendenza&#8221;. Sono soprattutto donne di giovane età che vedono trasformarsi un iniziale e normale piacere nell’acquisto in un vero e proprio impulso irrefrenabile ad acquistare qualcosa di nuovo. Uno stato di tensione crescente che diventa incontrollabile e che influisce ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;">Disturbo ossessivo-compulsivo che indica il  desiderio compulsivo di fare acquisti, per questo anche chiamato  &#8220;shopping compulsivo&#8221; o &#8221;shopping-dipendenza&#8221;.</div>
<div>
<div style="text-align: justify;">Sono soprattutto donne di giovane età che vedono trasformarsi un  iniziale e normale piacere nell’acquisto in un vero e proprio impulso  irrefrenabile ad acquistare qualcosa di nuovo. Uno stato di tensione  crescente che diventa incontrollabile e che influisce in modo grave  sulla vita della persona e il suo equilibrio.<br />
Il disturbo porta il soggetto, dopo aver acquistato oggetti di ogni  tipo, a metterlo da parte, a regalarlo o buttarlo via, percependo molto  spesso un sentimento di colpa o di vergogna.</div>
<div style="text-align: justify;">Una studiosa statunitense, S. L. McElroy, si è occupata di questo fenomeno, proponendo dei <strong>criteri diagnostici</strong> per distinguere le persone che fanno shopping in maniera come una  normale attività, da quelle per cui si trasforma in un disturbo  ossessivo-compulsivo con tratti patologici. Tre, in particolare, sono i  tratti che identificano questo disturbo:</div>
<div style="text-align: justify;">-          L’impulso  a comprare è percepito come qualcosa di irresistibile e che porta ad  acquistare frequentemente oggetti spesso inutili o di cui non si ha  bisogno per un periodo di tempo lungo e comprando al di sopra delle  proprie possibilità;</div>
<div style="text-align: justify;">-          L’impulso  e l’atto del comprare provocano stress, interferiscono in modo  significativo con le attività sociali e lavorative fino a provocare  problemi finanziari anche di grossa entità, come l’indebitamento o la  bancarotta;</div>
<div style="text-align: justify;">-          Il comprare in maniera eccessiva non si presenta solo nei periodi di mania o ipomania;</div>
<div style="text-align: justify;">Ciò  che rende difficile la diagnosi di questo problema è il fatto che, da  un lato, la patologia nasce da un comportamento normale e quotidiano che  rimane silente fino ad irrompere  nella forma acuta del disagio;  dall’altro, la diffusa cultura dell’acquisto porta spesso a non saper  tracciare una netta distinzione tra chi acquista per soddisfare normali  desideri e chi lo fa spinto da una pulsione irrefrenabile (<em>compulsive buying</em>).&nbsp;</p>
<p>Studi recenti, inoltre, hanno evidenziato come anche la <strong>scelta degli articoli</strong> risponda spesso ad un bisogno, più o meno cosciente, di costruire  all’esterno la propria identità, attraverso la proprietà in generale o  specifica di alcuni oggetti.<br />
Ci sarebbe, quindi, anche una dimensione simbolica nell’acquisto  dell’oggetto, dimensione che emerge soprattutto quando si osserva una  certa ripetitività nell’acquisto di alcuni prodotti.</p>
<p>Da qui la tendenza nelle donne a comprare vestiti, oggetti e strumenti  di bellezza, mentre gli uomini, anche loro attratti dai prodotti della  cura del corpo, vi aggiungono il possesso di oggetti-simbolo del  prestigio sociale come automobili, strumenti tecnologici spesso legati  ai loro sogni professionali più alti.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">Ecco,  quindi, che la sindrome da shopping si presenta come un articolato  disturbo in cui più forme di disagio si intrecciano: il disturbo del  controllo dell’impulso; i comportamenti ossessivi; la dipendenza da  un’attività.</div>
<div style="text-align: justify;">E’  importante, quindi, affrontare questo disturbo con gli strumenti adatti  e le terapie specifiche per poter tornare a un comportamento normale  che ci faccia stare bene.</div>
</div>
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		<title>Depressione Post-Partum</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Jun 2011 08:06:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E&#8217; una particolare forma di disturbo nervoso che colpisce alcune madri nel periodo successivo al parto. La prevenzione e il sostegno psicologico diventano validi strumenti per superare la condizione depressiva. Sono soprattutto le neo mamme a poter soffrire di questo problema, in un contesto in cui si sentono impreparate ad affrontare la nuova condizione, percepiscono la ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; una particolare forma di disturbo nervoso che colpisce alcune madri nel periodo successivo al parto.<br />
La prevenzione e il sostegno psicologico diventano validi strumenti per superare la condizione depressiva.</p>
</div>
<div>
<div style="text-align: justify;">Sono  soprattutto le neo mamme a poter soffrire di questo problema, in un  contesto in cui si sentono impreparate ad affrontare la nuova  condizione, percepiscono la mancanza di un supporto adeguato e la  sensazione è quella di essere sole.</div>
<div style="text-align: justify;">Tuttavia è importante distinguere quella che è una condizione diffusa in quasi l’80% delle partorienti e che prende il nome di <strong><em>Baby Blues</em></strong> (così la chiamò un noto pediatra e psicoanalista inglese, Donald  Winnicott) da una condizione ben più problematica come quella della <em>Depressione post-partum.</em><br />
La <em>Baby Blues</em> si manifesta con un senso di ansia, tristezza,  irritabilità e tendenza al pianto; sono lievi stati depressivi che  durano poche ore o qualche giorno, nell’arco delle 4 -6 settimane  successive al parto, ma che tendono poi gradatamente a scomparire da  soli senza alcuna conseguenza per la madre e il bambino. E’, quindi, una  condizione normale legata allo stress e al cambiamento che il nuovo  ruolo comporta, nonché ai cambiamenti dei livelli ormonali tipici della  fase dell’allattamento.</div>
<div style="text-align: justify;">Quando,  invece, il disturbo persiste in un arco temporale più lungo, dai 3 ai 9  mesi normalmente, e i sintomi si acuiscono è importante affrontare il  problema che prende il nome di <strong><em>Depressione post-partum</em></strong>. Ci  si sente affaticate e costantemente prive di energia, indolenti, spesso  confuse con crisi di pianto e problemi nel sonno (con insonnia o  eccessiva sonnolenza); si alternano momenti di disinteresse verso il  bambino a paure di fargli del male o farlo a se stessa; si perde anche  interesse verso le attività che prima erano fonte di piacere, con cambi  improvvisi di umore e inappetenza.<br />
E’ una condizione depressiva che può degenerare nei casi più gravi (una mamma su mille) in una <em>Psicosi post-partum</em> con stati di agitazione, confusione, disagio sociale, pessimismo, paranoia, allucinazioni e tendenze suicide.</div>
<div style="text-align: justify;">Tuttavia la <em>Depressione post partum</em>,  che colpisce il 10% delle donne italiane, può essere affrontata e  superata, restituendo così alla madre serenità e gioia nel rapporto con  sè stessa, il bambino e il contorno familiare. La condizione depressiva,  infatti, non influisce solo sulla madre, ma anche sul bambino e su  tutto il nucleo familiare ed è perciò importante assumere alcune <strong>buone abitudini</strong>,  avere coscienza delle problematiche relative alla maternità e,  soprattutto, affidarsi a uno specialista nei casi in cui non si riesca  ad affrontare da soli il problema.</div>
<div style="text-align: justify;">Se,  infatti, è vero che uno stile regolare ed equilibrato (dormire nelle  stesse ore in cui dorme il neonato, seguire una dieta adeguata) insieme  alla presenza di una rete affettiva solida che faccia sentire la madre  accompagnata nel nuovo percorso (importanza degli amici e familiari,  insieme a un compagno che aiuti materialmente ed emotivamente), aiuta a  superare questa condizione, dall’altra è importante sapere che ci si può  affidare anche a un sostegno terapeutico.</div>
<div>Le <strong>cause</strong>,  infatti, che possono portare alla Depressione post-partum possono  ritrovarsi, oltre che nei cambiamenti ormonali o nei fattori di ordine  sociale, anche in fattori psicologici; precedenti psicopatologie,  rapporti difficili con la madre o la sessualità, lutti precedenti o  altri eventuali traumi possono riaffiorare nella forma di una psicosi  latente. In questi casi un <strong>sostegno psicologico</strong>, sia  nella forma individuale che in quella di coppia o nelle sedute di gruppo  aiutano la madre a sentirsi meno sola, a confrontarsi con se stessa e  gli atri e a superare così lo stato depressivo.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Link utili:<span style="text-decoration: underline;"><br />
</span></strong><span style="text-decoration: underline;"><br />
<a href="http://www.depressionepostpartum.it/">http://www.depressionepostpartum.it</a><br />
</span><span style="text-decoration: underline;"><br />
</span><a href="http://bimbonaturale.myblog.it/">http://bimbonaturale.myblog.it/</a></p>
</div>
</div>
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		<title>Dipendenza da Gioco</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Jun 2011 08:03:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il gioco d&#8217;azzardo patologico è un disturbo del comportamento che influisce in modo diretto sulla vita del giocatore e sulle sue relazioni sociali. Riconoscerne i sintomi diventa fondamentale per una sua prevenzione e superamento. &#160; Ha dei tratti in comune con i disturbi da uso di sostanze, a causa dei fenomeni di tolleranza, dipendenza ed ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>Il gioco d&#8217;azzardo patologico è un disturbo del  comportamento che influisce in modo diretto sulla vita del giocatore e  sulle sue relazioni sociali.<br />
Riconoscerne i sintomi diventa fondamentale per una sua prevenzione e superamento.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<div style="text-align: justify;">Ha dei tratti in  comune con i disturbi da uso di sostanze, a causa dei fenomeni di  tolleranza, dipendenza ed astinenza, tanto da rientrare nell’area delle  cosiddette “dipendenza senza sostanze”: è il gioco d’azzardo patologico.&nbsp;</p>
<p>Condivide con i “<strong>disturbi del controllo degli impulsi</strong>”  l’incapacità di resistere alla tentazione di compiere un’azione che, in  questo caso, si manifesta con il gioco d’azzardo, aumentando la  frequenza delle giocate, il tempo trascorso a giocare, la somma  investita tanto da trascurare i normali impegni quotidiani e i rapporti  affettivi e sociali.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">Il giocatore  dipendente, a differenza di chi gioca anche con frequenza ma non  sviluppa una patologia, è una persona il cui impulso a giocare diventa  irrefrenabile e alterna una sensazione di tensione prima di commettere  l’azione con un senso di piacere e sollievo nel momento in cui viene  messa in atto l’azione stessa. Si attivano, infatti, dei meccanismi di  autoinganno con i quali, ricorrendo a dei ragionamenti apparentemente  razionali, si controlla il senso di colpa giustificando il proprio  comportamento.<br />
Se, infatti, il giocatore tende a perdere giustifica il suo continuare a  giocare col tentativo di rifarsi “per riuscire a riguadagnare i soldi  perduti”; se, invece, sta vincendo si giustifica dicendo che è “il suo  giorno fortunato e bisogna approfittarne”. In realtà, questo si traduce  in una <strong>ossessiva rincorsa della vincita</strong> che porta il giocatore ad  aumentare la frequenza e le puntate con la conseguente perdita di un  quantitativo di denaro sempre maggiore a quello vinto.</div>
<div style="text-align: justify;">I <strong>sintomi </strong>della dipendenza da gioco sono di diverso genere:</div>
<ul style="text-align: justify;" type="disc">
<li><span style="text-decoration: underline;">sintomi psichici</span>:  ossessione del gioco, senso di onnipotenza, ansia, senso di colpa,  alterazioni del tono dell’umore e dell’autostima, aumento  dell’impulsività;</li>
<li><span style="text-decoration: underline;">sintomi fisici</span>:  alterazione dell’alimentazione, cefalea, insonnia, sintomi fisici  dell’ansia (tremori, sudorazione, palpitazioni..), conseguenze fisiche  per l’uso di sostanze stupefacenti o alcol;</li>
<li><span style="text-decoration: underline;">sintomi sociali</span>: danni economici, morali, sociali, familiari, isolamento sociale, difficoltà nella gestione del denaro;</li>
</ul>
<div style="text-align: justify;">La dipendenza da  gioco d’azzardo, quindi, è una patologia che influisce direttamente e in  modo grave sulla vita del giocatore e di chi gli sta vicino, creando  problemi nei rapporti familiari, lavorativi e sociali.</div>
<div style="text-align: justify;">Per questo è importante che la persona a cui venga diagnosticato un quadro di gioco d’azzardo patologico segua un <strong>percorso terapeutico</strong> che lo aiuti a capire le motivazioni, le conseguenze e eventuali  fattori che alimentano questa condizione. Vi è, infatti, la possibilità  di essere seguiti, anche con il coinvolgimento delle famiglie, da  psicoterapeuti formati nel trattamento di questa patologia e che  rappresentano uno strumento professionale di uscita e recupero di un  equilibrato stile di vita.</div>
</div>
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		<title>Dipendenza da Internet</title>
		<link>http://www.vicinoate.com/blog/dipendenza-da-internet/</link>
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		<pubDate>Tue, 21 Jun 2011 08:00:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>

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		<description><![CDATA[Moderna forma di dipendenza, ha conosciuto una sua diffusione soprattutto negli ultimi anni, interessando le fasce giovanili, e mostrando tutti i suoi effetti negativi nella vita relazionale e sociale della persona colpita. Segno dei cambiamenti nella comunicazione sociale e dei nuovi strumenti tecnologici, la Internet-Dipendenza, conosciuta anche come Internet Addiction Disorder, è una moderna forma di ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;">Moderna forma di dipendenza, ha conosciuto una sua  diffusione soprattutto negli ultimi anni, interessando le fasce  giovanili, e mostrando tutti i suoi effetti negativi nella vita  relazionale e sociale della persona colpita.</div>
<div>
<div style="text-align: justify;">Segno dei cambiamenti nella comunicazione sociale e dei nuovi strumenti tecnologici, la <strong>Internet-Dipendenza</strong>, conosciuta anche come Internet Addiction Disorder, è una <strong>moderna forma di dipendenza</strong> che si sta diffondendo soprattutto negli ultimi anni e nelle fasce giovanili, ma non solo.</div>
<div style="text-align: justify;">La  Rete, infatti, rappresenta uno strumento complesso che, tra opportunità  e trappole, sembra rispondere a una serie di normali bisogni umani  avvertiti tanto dagli adulti come dai più giovani: vivere emozioni  sentendosi al contempo protetti, crearsi una propria identità e  relazionarsi agli altri attraverso una fitta rete di contatti virtuali,  percepirsi parte di una gruppo nelle comunity o abbattere le frontiere e  comunicare con gruppi numerosi di persone nelle chat. Sono solo alcuni  degli aspetti che l’utente di Internet percepisce, ma che fanno da  sfondo ad ogni Dipendenza da Internet e che danno la <strong>percezione di sopperire a carenze</strong> vissute nel reale sollevandosi da responsabilità, conseguenze dirette e vincoli definitivi.</div>
<div style="text-align: justify;">Difatti, spesso le Dipendenze da Internet rappresentano un aspetto che si aggiunge a un <strong>quadro clinico</strong> più articolato proprio di persone che presentano una precaria stabilità  emotiva o che soffrono già di altri disturbi psicologici, come  depressione, disturbi bipolari o ossessivi-compulsivi. Internet è lo  strumento con cui compensare, almeno nel virtuale, le difficoltà  relazionali che la persona sperimenta nella realtà, crearsi un’identità  che piaccia a se stessi e incontrarsi fuori dai vincoli temporali e  spaziali della normalità.</div>
<div style="text-align: justify;">In realtà spesso ciò che Internet offre è solo l’<strong>illusione</strong> di veder soddisfatti i propri bisogni, dando la percezione di superare  l’insicurezza o la difficoltà comunicativa vissuta nel quotidiano  attraverso rapporti fittizi, virtuali e, soprattutto, privi di quelle  normali problematiche legate al relazionarsi sociale. Le insicurezze,  quindi, non vengono affrontate e superate, ma solo nascoste, continuando  così a percepire nella realtà il senso di incomunicabilità e disagio.</div>
<div style="text-align: justify;">I <strong>rischi</strong> sono legati a un ricorso eccessivo e talvolta ossessivo di Internet,  fino alla riduzione delle esperienze di vita e relazioni reali con un  conseguente isolamento sociale; i più giovani, inoltre, ancora poco  formati nella percezione di sé e della propria identità, possono  sperimentare alterazioni della propria identità e della percezione del  reale che li portano a scegliere il virtuale come unico spazio  relazionale, passando così ore e ore davanti a un monitor, mettendo da  parte le attività quotidiane, come lo studio o altro, e rinunciare in  parte alle esperienze reali.</div>
<div style="text-align: justify;">Ne  consegue un’ulteriore fragilità della persona che, invece, di  affrontare le cause, talora anche di carattere psichico, del proprio  disagio esistenziale, si rifugiano in ciò che è percepito come il luogo  della soddisfazione di sé e dei propri bisogni, isolandosi sempre più e  mancando all’appuntamento con la crescita individuale.</div>
<div style="text-align: justify;">La Rete, inoltre, può indurre non solo a questo “<strong>solipsismo telematico</strong>”, ma anche a una sensazione di <strong>onnipotenza</strong> grazie alla possibilità di vincere le distanze e il tempo,  cambiare  identità e personalità. Rischiano soprattutto i più giovani in età di  sviluppo, sprovvisti dei necessari strumenti per distinguere il reale  dal virtuale e comprendere cosa sia parte di sé e cosa sia  sperimentabile solo nella Rete.</div>
<div style="text-align: justify;">Per individuare i <strong>segni di Rete-Dipendenza</strong> dal consumo non patologico di Internet si fa riferimento ad alcuni comportamenti che segnano <strong>3 tappe</strong> nel percorso verso la forma di Dipendenza Patologica dalla rete:</div>
<div style="text-align: justify;">1.       <span style="text-decoration: underline;">FASE INIZIALE</span>:  attenzione ossessiva a temi o strumenti propri dell’uso della rete, con  controllo ripetuto della posta durante la giornata, lungi periodi in  chat, ricerca di strumenti o programmi particolari;</div>
<div style="text-align: justify;">2.       <span style="text-decoration: underline;">TOSSICOFILIA</span>: aumento del tempo trascorso online, senso di agitazione, malessere e basso livello di attivazione quando si è scollegati;</div>
<div style="text-align: justify;">3.       <span style="text-decoration: underline;">TOSSICOMANIA</span>:  la dipendenza da Internet si è radicata ed influisce in modo grave su  diverse aree della vita, da quella lavorativa a quella  sociale-affettiva; ne conseguono atteggiamenti di assenteismo  scolastico-lavorativo, scarso rendimento, isolamento sociale anche  totale nelle forme più gravi.</div>
<div style="text-align: justify;">Questo  mostra come imparare a conoscere le diverse tappe che portano a una  condizione patologica siano premessa fondamentale per intervenire e  affrontare il problema. Se è vero che la <strong>prevenzione</strong>,  soprattutto tra i più giovani, è una condizione indispensabile per  evitare la diffusione di questa dipendenza, è altrettanto necessario  sapere che il passo successivo è <strong>l’aiuto terapeutico </strong>professionale,  sia nella forma individuale che in quella di gruppo,  che accompagna la  persona in un percorso di riflessione, consapevolezza e superamento per  imparare ad essere i migliori terapeuti di se stessi.</div>
</div>
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		<title>Ansia Sociale</title>
		<link>http://www.vicinoate.com/blog/ansia-sociale/</link>
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		<pubDate>Tue, 21 Jun 2011 07:57:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>

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		<description><![CDATA[Chiamata anche Fobia Sociale, si caratterizza come uno stato ansioso in relazione al contatto con gli altri. Influisce negativamente nel vivere quotidiano poichè condiziona direttamente la nostra sfera sociale. E’ la paura di trovarsi in situazioni sociali in cui si teme di essere giudicati, di essere al centro dell’attenzione e di non essere in grado di affrontare gli altri. ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<p style="text-align: justify;">Chiamata anche Fobia Sociale,  si caratterizza come uno stato ansioso in relazione al contatto con gli  altri. Influisce negativamente nel vivere quotidiano poichè condiziona  direttamente la nostra sfera sociale.</p>
</div>
<p style="text-align: justify;">E’  la paura di trovarsi in situazioni sociali in cui si teme di essere  giudicati, di essere al centro dell’attenzione e di non essere in grado  di affrontare gli altri. Un sentimento di <strong>inadeguatezza</strong> e  vergogna colpisce le persone affette da Ansia Sociale, non solo se si  trovano di fronte a figure che ritengono autorevoli o a alle quali si  attribuisce una posizione sociale superiore, ma in generale in tutte  quelle situazioni di relazione e contatto con gli altri, al punto di  interferire in modo decisivo sulla vita quotidiana.</p>
<div style="text-align: justify;"><strong>Si evita</strong> di mangiare o bere in presenza di altre persone, di partecipare a feste  o fare acquisti in negozi, si ha timore di iniziare una conversazione o  difendere le proprie posizioni, di guardare negli occhi una persona o  essere presentati a qualcuno.</div>
<div style="text-align: justify;">Quando l’ansia è percepita nella quasi totalità delle situazioni sociali è definita “<strong>generalizzata</strong>”, mentre è “<strong>specifica</strong>” se le paure si manifestano solo in determinate situazioni sociali a seconda della persona.<br />
In ogni caso i <strong>sintomi </strong>percepiti sono generalmente legati a  un’ansia generale durante le interazioni sociali, più intensa quando si è  di fronte a gruppi di persone; si tende a distogliere lo sguardo quando  si viene fissati e spesso la propria sensazione di inadeguatezza viene  accompagnata da tic nervosi.</div>
<div style="text-align: justify;">Se  nel momento precedente l’interazione sociale la persona sperimenta  un’ansia anticipatoria, anche a distanza di mesi e settimane dal momento  temuto, quando si trova nella situazione ha una costante sensazione di  inferiorità, teme che le proprie opinioni non interessino gli altri o  che non sia in grado di comportarsi in modo adeguato rispetto alla  situazione; si ha paura di parlare troppo forte o troppo piano, di farlo  troppo velocemente e in maniera confusa.<br />
A ciò si accompagnano le naturali <strong>manifestazioni fisiologiche</strong> proprie di uno stato d’agitazione, come il battito cardiaco accelerato,  una sudorazione eccessiva, tremori. L’ansia stessa diventa qualcosa da  nascondere, cosa che alimenta la paura che gli atri possano rendersi  conto della situazione di disagio vissuta dalla persona.</div>
<div style="text-align: justify;">Le  stesse persone affette da ansia sociale sono consapevoli che le loro  paure siano esagerate e irrazionali, ma non riescono a gestirle e da qui  nasce l’esigenza di trovare una via terapeutica. Spesso, infatti, in  seguito alle sensazioni dovute all’ansia sociale, la persona tende a  generalizzare la percezione di sé come inadeguato ad altri campi della  quotidianità, causando casi di apatia e depressione.&nbsp;</p>
<p>E’ un <strong>circolo vizioso</strong>, quello che si alimenta tra pensieri  irrazionali, ansia, aspettative insoddisfatte e che porta la persona a  vedere con difficoltà una via d’uscita. Evitare le situazioni temute,  infatti, non fa che perpetuare la condizione e soprattutto influenzare  in modo negativo sul vivere quotidiano.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">Un sostegno valido al riguardo è la <strong>terapia cognitivo-comportamentale</strong> che, in seguito a numerosi studi e valutazioni, ha mostrato di avere  un’ottima efficacia nel trattamento dei disturbi d’ansia in generale, e  della fobia sociale in particolare. Il terapeuta, infatti, accompagna la  persona in un percorso teso a rieducare il comportamento, a capire le  motivazioni alla base e a riappropriarsi della propria vita.</div>
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		<title>Narcisismo</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Jun 2011 07:54:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E&#8217; il disturbo della personalità più diffuso nell&#8217;epoca contemporanea e difficile da distinguere nella sua forma &#8220;normale&#8221; e in quella patologica. Dalla letteratura all’arte fino al discorso quotidiano, il Narcisismo mostra di essere non solo il disturbo della personalità più frequente nell’epoca contemporanea, ma anche quello che più ha suscitato interesse e attenzione nell’uomo. Se ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;">E&#8217; il disturbo della personalità più diffuso  nell&#8217;epoca contemporanea e difficile da distinguere nella sua forma  &#8220;normale&#8221; e in quella patologica.</div>
<div style="text-align: justify;">Dalla  letteratura all’arte fino al discorso quotidiano, il Narcisismo mostra  di essere non solo il disturbo della personalità più frequente  nell’epoca contemporanea, ma anche quello che più ha suscitato interesse  e attenzione nell’uomo. Se non tutti, infatti,  conoscono le mille  riscritture del mito di Narciso, tutti pensano di saperlo riconoscere in  qualche amico o parente. Ciò dipende anche dal fatto che il confine tra  <strong>narcisismo sano </strong>e<strong> narcisismo patologico</strong> è molto difficile  da cogliere, non solo perché un certo amor proprio e stima di sé sono  fattori normali e spesso auspicabili, ma soprattutto poiché gli elementi  che lo caratterizzano si affacciano tanto in alcune fasi della vita  quanto in un tipo di società come quella occidentale.</div>
<div style="text-align: justify;">Nel periodo dell’<strong>adolescenza</strong> è infatti abbastanza normale trovare una tensione al compiacimento di  sé, con particolare attenzione verso il proprio aspetto fisico, con ore  interminabili passate davanti allo specchio per rendere perfetta  un’acconciatura o un piccolo dettaglio. E’ parte di una fase della  crescita in cui un soggetto non ancora totalmente formato nella  coscienza di sé, si aggrappa con maggior forza a quegli elementi  esteriori che sembrano rappresentare al meglio, a sé e agli altri, la  propria identità.</div>
<div style="text-align: justify;">Allo stesso modo è giusto tener conto del <strong>contesto culturale</strong> in cui è immersa la persona, visto che la società contemporanea  occidentale è profondamente caratterizzata da un discorso e una pratica  narcisistica, dove i valori dell’immagine e l’importanza dell’apparire  sembrano avere la meglio sull’essere e l’interiorità.</div>
<div style="text-align: justify;">Quando  si parla, quindi, di narcisismo è doveroso tenere in considerazione  questi due fattori, l’elemento evolutivo e quello culturale, e far  riferimento a dei <strong>criteri diagnostici</strong> di carattere scientifico come quelli individuati del DSM IV (<em>Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders</em>) che identifica alcune costanti del narcisismo patologico:</div>
<div style="text-align: justify;">- senso esagerato di sé;</div>
<div style="text-align: justify;">- essere occupati in fantasie che ci vedono protagonisti di successo, potere ed effetti formidabili sugli altri;</div>
<div style="text-align: justify;">- credere di essere speciali e ricercare ossessivamente la vicinanza con persone appartenenti a status molto elevati;</div>
<div style="text-align: justify;">- desiderio o richiesta di ammirazione eccessiva rispetto al normale o al reale valore;</div>
<div style="text-align: justify;">-  forte sentimento dei propri diritti e facoltà,il narcisista è   irrealisticamente convinto che altri soggetti debbano soddisfare le sue  aspettative;</div>
<div style="text-align: justify;">- approfitta degli altri per raggiungere i propri scopi, senza provarne rimorso;</div>
<div style="text-align: justify;">- carenza di empatia con conseguente disinteresse verso i sentimenti altrui;</div>
<div style="text-align: justify;">- invidia e convinzione che gli altri ne provino nei suoi confronti;</div>
<div style="text-align: justify;">- creazione di relazioni affettive basate su rapporti di forza sbilanciati, con scarso impegno personale;</div>
<div style="text-align: justify;">Tendenzialmente, infatti, il narcisista patologico si <strong>relaziona agli altri</strong> come se fossero degli oggetti da usare o utili a soddisfare i propri  sentimenti narcisistici, è incurante verso i sentimenti altrui e  incapace di porsi nei panni dell’altra persona, cercando solo la  soddisfazione dei propri bisogni; ciò lo porta ad avere relazioni  abbastanza brevi, spesso interrotte da lui stesso nel momento in cui il  proprio partner inizia ad avanzare con più forza il proprio bisogno di  considerazione.</div>
<div style="text-align: justify;">Secondo i dati a soffrire di questa patologia sono soprattutto gli <strong>uomini</strong>,  tra il 50% e il 75%, in un contesto socio culturale proprio dei paesi  capitalistici occidentali, confermando come questa patologia sia figlia  in parte della nostra epoca ma anche di certi disequilibri che possono  manifestarsi nel corso dello sviluppo dell’individuo.</div>
<div style="text-align: justify;">Per questo, tra i diversi tipi di approccio, sicuramente uno dei più efficaci è quello della <strong>psicoterapia </strong>individuale,  affiancata anche a quella di gruppo, che sfrutta i vantaggi derivanti  dalla sinergia che il rapporto, tanto individuale con il terapeuta  quanto di confronto con altri soggetti, ha sulla persona affetta da  narcisismo patologico.</div>
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		<title>Dipendenza Affettiva</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Jun 2011 07:51:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Colpisce soprattutto le donne, questo disagio psicologico legato a esperienze passate e bisogni presenti disattesi. La terapia individuale e di gruppo, validi strumenti di cura. Si dice spesso che ogni sentimento, anche il più bello, può trasformarsi nel suo opposto. Accadde così che uno dei sentimenti più naturali e positivi come l’amore, si possa trasformare ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Colpisce soprattutto le donne, questo disagio psicologico legato a esperienze passate e bisogni presenti disattesi. La terapia individuale e di gruppo, validi strumenti di cura.         Si dice spesso che ogni sentimento, anche il più bello, può trasformarsi nel suo opposto. Accadde così che uno dei sentimenti più naturali e positivi come l’amore, si possa trasformare in alcuni casi in una manifestazione negativa che influisce tanto nel rapporto con l’altro quanto sul proprio personale equilibrio.  E’ la degenerazione del legame affettivo in qualcosa di eccessivamente stretto, vincolante, fino a diventare una “dolorosa ossessione” in cui il naturale equilibrio tra il dare e il ricevere si altera, trasformando l’amore in un’abitudine al dolore fino a una vera e propria dipendenza, con tutti le caratteristiche e le conseguenze del disagio psichico. E’ opportuno, però, proprio perché ci troviamo davanti a un sentimento naturale e che influisce quotidianamente nel nostro vivere, riconoscere le differenze tra generici stati di sofferenza e condizioni psicologiche più complesse. Basta guardare al proprio personale trascorso per accorgersi che, prima o poi, tutti possono soffrire del così detto “Male d’amore”, legato ad uno stato affettivo o di interesse verso qualcuno che non corrisponde o che non è raggiungibile; la sensazione di delusione e tristezza determinata da un rifiuto o da un’impossibilità a veder coronato il proprio desiderio, porta a un malessere che, più o meno accentuato a seconda della persona, è comunque fisiologico delle relazioni sociali e per questo assolutamente naturale. Ci sembrerà infinito il tempo del dolore e incurabile la ferita d’amore ma, prima o poi, si supererà e si recupererà un stile di vita sereno e un atteggiamento aperto a nuove relazioni affettive. Diverso il caso, invece, in cui all’interno di una relazione di coppia la mancanza di affetto porta a una tendenza psicologica e comportamentale che può coincidere con la dipendenza affettiva. Assume l’evocativo nome di “Intossicazione d’amore”, la condizione in cui allo scambio biunivoco di affetto si sostituisce quello univoco che vede la figura di un donatore a senso unico non ricambiato dall’altro. Ne consegue un malessere psicologico e talora fisico, il quale può essere superato attraverso un cambiamento del rapporto di coppia o una sua interruzione, mentre quando ciò risulta impossibile si è soliti parlare di “Dipendenza affettiva”. Questa patologia si instaura all’interno di coppie in cui uno dei due partner mostra segni di dipendenza verso l’altro, con la tendenza a conservare questo disequilibrio perpetuando lo stato di malessere. Vi è infatti, da parte del partner che soffre di questa condizione una tendenza a provare piacere, “ebbrezza”, in funzione delle reazioni dell’altro rispetto ai propri comportamenti; a ciò si aggiunge la tendenza a diminuire sempre più il tempo dedicato a se stessi , riversandosi quasi totalmente sull’altro da cui non ci si vuole staccare, pena la disperazione e prostrazione; infine, l’incapacità a controllarsi, a essere critici verso se stessi e guardarsi dall’esterno, perdendo così quel senso di lucidità che ci farebbe guardare in modo più obiettivo il rapporto intessuto col partner. Si diventa così, ossessivi, spinti sempre più a non lasciare libero nessuno spazio personale, parassitari e costantemente alla ricerca di rassicurazioni che lasciano trasparire un forte bisogno di sicurezza alla base di questo comportamento, fino a un ripiegamento su se stessi, chiusi nel desiderio di rispondere solo e soltanto alle necessità dell’altro e in nome di un amore che viene prima di sé e dei propri bisogni. Di fatti, la persona affetta da un amore dipendente tende a disconoscere e a far disconoscere all’altro i propri bisogni di ricevere amore, riversando tutto se stesso in un rapporto ormai totalmente squilibrato. All’origine di questa patologia vi possono essere motivazioni diverse e spesso intrecciate tra loro, tra cui mostrano un’incidenza maggiore due fattori: l’alta incidenza nella popolazione femminile, in parte spiegabile con un diverso funzionamento psichico tra uomini e donne; laddove, infatti, gli uomini tendono ad allontanare il dolore e il ricordo del trauma, le donne diversamente tendono a riviverlo nel tentativo illusorio di poterlo modificare o controllare. Il secondo fattore di incidenza nella dipendenza affettiva è legato a un trascorso personale caratterizzato da eventi traumatici, come maltrattamenti o abusi, che può portare la persona a sviluppare forme affettive dipendenti. Rispetto a ciò, è importante tener conto come un passato familiare caratterizzato da mancanza affettiva, bisogni emotivi trascurati, soprattutto nell’età evolutiva, riemerga in un atteggiamento con cui si cerca di compensare ciò che non si ha avuto, dedicandosi completamente all’altro, o controllando la relazione in modo ossessivo laddove nella propria infanzia si è stati impossibilitati a sperimentare sensazioni di sicurezza. Un complesso rapporto tra carenze pregresse e tentativi illusori di compensazione presenti, che porta la persona affetta da dipendenza affettiva a vivere nel terrore dell’abbandono, ad assumersi tutte le responsabilità e le colpe della vita di coppia, con una profonda convinzione di non meritare la felicità fino a condizioni di forte stress psico-fisico legati alla tendenza a sottovalutare il reale peso connesso a ciò che serve per aiutare la persona amata. Un discorso particolare va fatto, invece, per una specifica forma di dipendenza affettiva, definita “Co-dipendenza”, inizialmente osservata nelle coppie di alcolisti e tossicodipendenti in cui si intrecciano varie forme di sofferenza derivanti dalla completa concentrazione di sé verso il partner dipendente da sostanze. Anche in questo caso, come nelle altre forme di dipendenza affettive, si ha la tendenza ad annullarsi nel rapporto, negando o sottovalutando i propri bisogni ed indebolendo progressivamente il proprio Io che, privo di attenzioni e risposte, si ricopre dei bisogni dell’altro e non riesce più a percepire i propri. La prima difficoltà nell’affrontare questa patologia, come spesso accade, è quella del riconoscimento e dell’ammissione. A ciò contribuisce sia la difficoltà, come abbiamo accennato all’inizio, di distinguere una condizione normale da una patologica, sia la concezione di affetto che la persona ha, modellata spesso su un modello passato non equilibrato o soddisfacente. Per questo un percorso terapeutico, anche di gruppo, è importante e necessario. Basta pensare a quanta parte questo sentimento di amore occupi nella nostra vita, per capire l’importanza di una relazione affettiva basata sull’annullamento del Sé ma sull’equilibrio con l’Altro.</p>
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		<title>Gelosia Patologica</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Jun 2011 07:47:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Conoscere il confine tra normale gelosia e gelosia patologica è il primo passo per capire se stessi e cosa ci accade. Intraprendere un percorso terapeutico è il secondo passo per uscire dalla sofferenza e dal dolore. Nel discorso comune è definita il “sale della coppia”, ma per molti è una condizione terribile con cui è ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;">Conoscere il confine tra normale gelosia e gelosia patologica è il primo passo per capire se stessi e cosa ci accade.<br />
Intraprendere un percorso terapeutico è il secondo passo per uscire dalla sofferenza e dal dolore.</div>
<div>Nel  discorso comune è definita il “sale della coppia”, ma per molti è una  condizione terribile con cui è difficile convivere e che porta il  rapporto affettivo a essere vissuto come un vero e proprio incubo. E’ la  gelosia che, da sentimento naturale, può diventare comportamento  patologico e distruggere la nostra vita e quella di chi ci sta accanto.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<div style="text-align: justify;">Attorno  a questo sentimento, proprio per il naturale spazio che occupa  all’interno della società e della concezione culturale dei rapporti di  coppia, si è costruito un vasto discorso, spesso caratterizzato da  luoghi comuni, false conoscenze e pregiudizi che portano a una certa  difficoltà nel riconoscere il confine tra <strong>gelosia “normale</strong>” e <strong>gelosia “patologica”</strong>.</div>
<div style="text-align: justify;">In generale, nella gelosia agiscono due componenti i cui caratteri tendono ad estremizzarsi nella forma patologica. La <strong>componente interna</strong> comprende emozioni (rabbia, tristezza, paura), aspetti cognitivi  (rancore, preoccupazioni, commiserazione, autoaccusa) e sintomi  neurovegetativi (rapido afflusso di sangue alla testa, sudorazione,  tremore, accelerazione del battito cardiaco); la <strong>componente esterna</strong>,  invece, si esprime sulla dimensione dell’agire attraverso  manifestazioni visibili quali il piangere, vendicarsi, urlare, parlare  del problema, usare violenza.</div>
<div style="text-align: justify;">Questi aspetti si mettono in moto quando si attiva un particolare <strong>corto circuito tra tre soggetti</strong> e che, appunto, è ciò che fa della gelosia un meccanismo nel quale  spesso si rimane impigliati e, come in un infernale girone, non vi si  riesce più ad uscire. E’ un dramma, quello che si consuma tra le mura  domestiche, i cui attori sono <strong>il Sé, la Persona Amata e il Rivale</strong>.  La gelosia difatti, non è altro che quel sentimento di ansia e  desiderio di esclusività percepito verso la persona di cui temiamo  perdere l’affetto o l’amore esclusivo, affetto che pensiamo venga  diretto verso una terza persona.</div>
<div style="text-align: justify;">Un sentimento che porta il Geloso a subire delle <strong>modifiche</strong> in termini di <strong>percezione, memoria e pensiero </strong>come  conseguenza della paura dell’abbandono, della rabbia e della vergogna  che ne conseguono. Si inizia così ad accentrare la propria attenzione su  tutto ciò che riguarda la Persona Amata, si ricordano molteplici  particolari che la riguardano e si ritorna in maniera ossessiva su tutti  quei comportamenti in cui il Geloso trova conferma dei propri sospetti.</div>
<div style="text-align: justify;">E così <strong>la Persona Amata</strong> è colei che si desidera vicino a Sé, ma allo stesso tempo si inizia ad  odiare e verso cui si prova rancore e rabbia per l’abbandono che si  percepisce imminente. <strong>Il Rivale</strong>, dall’altra parta, è il soggetto  verso cui si accumula tutto l’odio possibile e, verso cui, però, si può  provare tanto un desiderio di annullamento quanto di conoscenza, come se  ciò desse al Geloso la possibilità di combatterlo meglio. E’ curioso  notare come gli uomini tendono ad essere gelosi di rivali che hanno  qualità che essi stessi vorrebbero, mentre le donne verso chi possiede  le caratteristiche gradite al proprio partner.</div>
<div style="text-align: justify;">E’ comunque difficile poter tracciare un <strong>identikit del geloso</strong>,  anche se spesso alla base vi è una bassa autostima e insicurezza che si  cercano di mascherare con comportamenti forti e finanche aggressivi,  dominati sempre da un forte senso d’ansia.<br />
E’ più semplice, invece, grazie ai criteri fissati dal DSM IV, fissare le <strong>caratteristiche della Gelosia Patologica</strong>,  classificata tra i disturbi deliranti, e le quattro tipologie. Elemento  dominante è la convinzione dell’infedeltà della Persona Amata,  convinzione non supportata da reali prove ma che è ritenuta  inconfutabile dal Geloso. Il delirio di gelosia porta così a ricercare  in modo ossessivo questi indizi, a negare fino all’ultimo la possibilità  di un errore anche di fronte all’evidenza, nonché la convinzione di  essere vittime di numerosi tradimenti, soprattutto di carattere  sessuale, più o meno occasionali.</div>
<div style="text-align: justify;">In sintesi vi sono <strong>quattro tipi di gelosie</strong>:</div>
<div style="text-align: justify;">- la <span style="text-decoration: underline;">Gelosia Depressiva</span>, in cui non ci si sente all’altezza del partner e si sprofonda nella bassa autostima;</div>
<div style="text-align: justify;">- la <span style="text-decoration: underline;">Gelosia Ossessiva</span>, dominata dal dubbio costante se si è più o meno amati;</div>
<div style="text-align: justify;">- la <span style="text-decoration: underline;">Gelosia Ansiosa</span>, che ci fa vivere con l’incubo di essere lasciati;</div>
<div style="text-align: justify;">- la <span style="text-decoration: underline;">Gelosia Paranoica</span>, caratterizzata da una eccessiva sospettosità.</div>
<div style="text-align: justify;">Secondo  i dati, sembrano che le donne siano più affette dalla gelosia  depressiva e ossessiva, mentre gli uomini da quella più complessa della  gelosia paranoica. E’ stato riscontrato, inoltre, che il delirio di  gelosia compare spesso nei soggetti colpiti da alcolismo cronico e che  vada, quindi, ad aggiungersi ad un quadro clinico già di per sé  complesso.</div>
<div style="text-align: justify;">Questo  breve spaccato ci aiuta a comprendere come la gelosia nella sua veste  patologica sia un disturbo che grava pesantemente sul soggetto e su chi  gli sta intorno, e che porta a notevoli difficoltà interpersonali a  causa degli atteggiamenti ossessivi che finiscono per dominare la  persona.<br />
Sicuramente una componente biologica e una culturale risiedono alla base  di questo sentimento, ma ciò non deve farci dimenticare come a essere  colpito è prima di tutto la persona che ne soffre e il proprio partner.  Per questo è importante intraprendere un percorso terapeutico, sia  individuale che di coppia, per sconfiggere questa patologia e recuperare  un modo sano di vivere i rapporti affettivi.</div>
</div>
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		<title>Depressione Reattiva</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Jun 2011 07:44:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E&#8217; una forma della patologia depressiva che colpisce in seguito a eventi dolorosi e traumatici, come lutti, avvenimenti particolarmente tristi, insuccessi. Il trattamento psicoterapeutico è da tutti indicato come il più efficace. E’ una particolare forma della patologia depressiva che colpisce orientativamente oltre il 15% della popolazione. Questa sua diffusione è determinata dal fatto che ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">E&#8217; una forma della patologia depressiva che colpisce in seguito a eventi dolorosi e traumatici, come lutti, avvenimenti particolarmente tristi, insuccessi. Il trattamento psicoterapeutico è da tutti indicato come il più efficace.   E’ una particolare forma della patologia depressiva che colpisce orientativamente oltre il 15% della popolazione. Questa sua diffusione è determinata dal fatto che la Depressione Reattiva è strettamente legata a eventi spiacevoli e traumatici che la persona si può trovare ad affrontare nel corso della sua vita, come lutti, avvenimenti particolarmente tristi o insuccessi.  Se, infatti, davanti a tali accadimenti ognuno ha una reazione soggettiva ma contenuta entro i limiti della sopportabilità, la persona affetta da depressione reattiva ha una reazione di sofferenza con un’intensità e una durata sproporzionata rispetto alla “normale” reazione davanti ad avvenimenti simili. Si cade, così, in uno stato di profonda tristezza e apatia, si perde interesse per ciò che ci circonda e per noi stessi, si perde fiducia nelle proprie possibilità, con un generale calo del senso di ottimismo e positività con cui affrontare le giornate. Sono, di fatto, i sintomi propri di un generale stato depressivo, nello specifico della depressione maggiore che, insieme a quella minore, rappresentano le due situazioni depressive principali al cui interno si situano quelle particolari. La depressione reattiva, ad esempio, appartiene all’area della depressione maggiore o malinconica caratterizzata da uno stato di profonda prostrazione e dolore che porta la persona a rallentare le proprie attività, a perdere interesse per queste, con un calo diffuso del sonno e dell’appetito, fino ai casi estremi di tentativi di suicidio. La depressione minore o ansiosa, invece, è accompagnata da forti episodi ansiosi ma ha in generale caratteri più blandi rispetto alla depressione maggiore e un decorso di tipo continuo. Lo stato depressivo, quindi, è una condizione che nelle sue varie sfaccettature può colpire adulti, ma anche adolescenti, bambini ed anziani, con conseguenti difficoltà nella sua individuazione a causa delle particolari fasi evolutive vissute dalla persona. In generale, però, l’adulto depresso prova una profonda sensazione di apatia che porta a vedere tutto grigio e a perdere stimolo e interesse verso ciò che prima gli interessava. Anche verso le persone care si mostra un atteggiamento di freddezza e distacco, con una certa facilità ad irritarsi e ad essere di cattivo umore. A ciò si aggiunge la perdita progressiva del sonno che fiacca ulteriormente il corpo e, alla sensazione psicologica di pesantezza, aggiunge quella fisica di stanchezza, come se ogni azione, anche la più semplice come la cura del corpo o il risveglio mattutino, diventassero impossibili. La persona depressa alimenta questo suo stato a causa del senso di colpa che prova, riducendo ulteriormente la propria autostima ed arrivando, in alcuni casi, a pensare al suicidio come la soluzione.  Ciò ci porta a capire come ogni stato depressivo, compreso quello legato ad eventi scatenanti come la depressione reattiva, abbia bisogno di un’attenzione che guardi tanto alla prevenzione, necessaria per scardinare anche certi tabù, tanto alla conoscenza della cura che nella psicoterapia ha un’arma efficace.  Nel caso specifico della depressione reattiva, infatti, gli studi consigliano un trattamento psicoterapeutico che aiuti la persona a sviluppare una reazione normale all’evento doloroso, senza ricorrere a farmaci antidepressivi, fortemente sconsigliati in casi del genere.</p>
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