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Mobbing

Mobbing
Una terribile pratica fatta di comportamenti aggressivi e vessatori nell’ambito lavorativo.
Un fenomeno diffuso da conoscere e affrontare.
Se è vero che negli ultimi anni si è diffusa una maggiore conoscenza del Mobbing, è altrettanto vero che i suoi effetti, non solo sulla persona che lo subisce ma sulla società in generale, sono ancora poco noti. Il Mobbing, infatti, è una problematica che ricade direttamente sulla persona, ma coinvolge più soggetti, dai colleghi alla famiglia, fino alla società che vede estendersi un fenomeno tanto odioso quanto diffuso.
Per capire in piccolo cosa sia il Mobbing dobbiamo pensare a uno di quei trattamenti degradanti che, probabilmente almeno una volta nella vita, si sono subiti nel contesto lavorativo; sono le così dette “azioni mobbizzanti”, ossia azioni fastidiose che si manifestano con atteggiamenti percepiti come umilianti e perpetrati da un collega di lavoro o da un superiore. Dal rimprovero, alla sgridata, dai commenti irrispettosi a veri e propri dispetti, sono tutte forme di sopruso che influiscono sul nostro umore e sulla nostra giornata. E’ uno stato, però, momentaneo e legato a situazioni specifiche che ci mettono di cattivo umore ma che non vanno a minare il nostro equilibrio psichico.
Se immaginiamo di vivere questa condizione in modo regolare, sistematico e per un lungo periodo, allora iniziamo a capire cosa sia il Mobbing e cosa significa esserne vittima. E’ una vera e propria forma di terrore psicologico sul posto di lavoro, esercitata attraverso comportamenti aggressivi e vessatori da parte di colleghi o superiori; la vittima si vede relegare in ambiti lavorativi sempre più marginali, con l’affidamento di compiti dequalificanti e avvilenti, viene spostata da un ufficio all’altro e sistematicamente messa in ridicolo di fronte ai clienti o ad altri colleghi. E’ una sequenza di atteggiamenti che mirano a far sentire la persona mobbizzata criticata, emarginata e infine isolata da tutti, inducendola così alle dimissioni o provocandone un motivato licenziamento.
Gli effetti sulla persona sono devastanti: ne risente psicologicamente, poiché si sente attaccata da uno o più colleghi, isolata dagli altri che spesso fungono da spettatori passivi, e incapace di reagire. Si innesca così un processo di perdita della fiducia in se stessi e di concentrazione nel lavoro, con conseguente peggioramento nel rendimento, e l’accumulo di una tensione continua e incontrollata che porta la persona a stati ansiosi e depressivi.
Ne risente anche la salute, con problemi legati alla somatizzazione della tensione nervosa: palpitazioni, tremori, difficoltà respiratorie, gastriti, nonché problemi del sonno con incubi e insonnia, fino a disturbi delle funzioni intellettuali con difficoltà di memoria e di concentrazione, e frequenti capogiri e svenimenti.
Ma ha effetti diretti anche nella vita sociale e relazionale della persona: prima nell’ambito lavorativo con la messa in discussione della propria immagine sociale e il progressivo allontanamento dei colleghi che tendono a non prendere posizione e a isolare il mobbizzato; anche gli amici e i familiari percepiscono lo stato ansioso e depressivo della persona e, non avendo spesso gli strumenti per affrontare il problema, subiscono di riflesso la negatività della situazione che porta a tensione e conflittualità anche nel rapporto di coppia.
Il Mobbing, quindi, danneggia psicologicamente e fisicamente la persona, talvolta con danni permanenti e in casi estremi induce al suicidio, come un’indagine ha rivelato in Svezia con un 10-20% dei suicidi avvenuti in un anno indotti da forme depressive dovute al Mobbing.
Un problema complesso, quindi, poiché mina la persona nella fiducia che ha in se stessa, rendendola debole e incapace di reagire alla condizione di subalternità a cui il mobber, cioè la persona che agisce su di lei, la obbliga. La persona colpita perde gradatamente il rispetto degli altri, la sua influenza e potere decisionale, perde gli amici, l’entusiasmo sul lavoro, la dignità fino alla salute.
Intorno a ciò vige il silenzio, il vuoto, l’isolamento.
Il Mobbing, infatti, vede agire due attori, il mobber e il mobbizzato; ma intorno ci sono “gli spettatori”, cioè tutte quelle persone che non sono direttamente coinvolte nel Mobbing, ma che in qualche modo vi partecipano, lo intuiscono e lo vivono riflesso. Molto spesso, lo spettatore passivo che non agisce si può trasformare in un altro temibile aggressore, un mobber di riflesso che tacendo acconsente.
Ecco che il Mobbing si traduce in una rete in cui a rimanere necessariamente impigliata è la vittima che difatti spesso non vede via d’uscita e alimenta lo stato depressivo, mentre a tessere la trama c’è l’aggressore che non lascia in pace la sua vittima finchè non arriva al suo scopo, che può essere il raggiungimento di un posto più qualificato o semplicemente il desiderio di usare il mobbizzato come valvola di sfogo o affermazione della propria superiorità nella scala gerarchica.
Fare un ritratto delle vittime del Mobbing è complesso, perché di fatto è un fenomeno che colpisce donne e uomini, anche se gli studi rilevano come il 48% delle vittime si trovano nella fascia d’età compresa tra i 41 ed i 50 anni, mentre pochissime sono quelle con meno di 30 anni. Quanto al sesso, i mobber preferiscono attaccare una vittima del loro stesso sesso, anche se gli uomini, che sono tendenzialmente più mobber delle donne, scelgono per circa un terzo una vittime femminile. Le donne, invece, tendono a mobbizzare quasi sempre altre donne, tenendo conto anche del fatto che statisticamente ci sono più uomini nei ruoli responsabili e sono quindi più difficili da mobbizzare.
E’ quindi fondamentale un’azione di sensibilizzazione tanto negli ambiti lavorativi quanto nel contesto sociale, ed è altrettanto importante per la persona che lo subisce affrontare i problemi psicologici che ne scaturiscono attraverso una consulenza specializzata con un terapeuta che sappia far ritornare la fiducia in se stessi per reagire alla situazione.
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