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Bullismo

Bullismo

Fenomeno complesso che intreccia modalità, protagonisti e contesti diversi.
Impariamo a conoscerli.
Il cosiddetto “bullismo” sembra essere entrato ormai nella coscienza generale della società con le immagini shock alla televisione, le campagne di denuncia, le associazioni nate per combattere questo fenomeno.

Ma il bullismo, oltre a essere una pratica odiosa e quasi inspiegabile, cos’è realmente?
Il termine scelto, coniato sul calco del termine inglese bullying, significa letteralmente “prepotente”, “bullo”, appunto, cioè quell’insieme di pratiche perpetrate da giovani e giovanissimi nei confronti dei loro coetanei, soprattutto in ambito scolastico. Ma in realtà il carattere di prepotenza e violenza è solo un aspetto del bullismo, il più evidente forse, ma non il solo che concorre a fare di questo atteggiamento un fenomeno complesso e multidimensionale.
Se, infatti, è possibile individuare delle caratteristiche costanti del bullismo, queste si manifestano in forme diverse e tendono ad avere radici profonde nel tessuto familiare e sociale. Intenzionalità, persistenza nel tempo e asimmetria nella relazione: queste le caratteristiche principali le quali delineano un’azione compiuta intenzionalmente nei confronti di un proprio compagno per provocargli un danno; ecco perché si instaura una relazione asimmetrica, cioè uno squilibrio di potere tra chi agisce e chi subisce.
La vittima, solitamente, è un soggetto sensibile, spesso con scarsa autostima e con la tendenza a vivere nell’insicurezza e quindi nell’ansia. La calma apparente, infatti, maschera spesso un’ansia a vivere le relazioni con i propri compagni, soprattutto con quelli maschi verso cui si prova un senso di sottomissione e impotenza, dettato anche da una maggiore debolezza fisica. Il ragazzo-vittima, quindi, tende a vedere negativamente se stesso e il suo corpo, ha paura di farsi male o di esporsi, magari nell’attività fisica o nelle “prove di coraggio”, vivendo così in un generale quadro di isolamento che lo porta ad allontanarsi dal gruppo dei coetanei.
La debolezza percepita dalla vittima è percepita anche da chi gli sta intorno, in particolare da chi si dimostra impulsivo e con un bisogno di dominare gli altri. Questa forza e aggressività del bullo lo fa sentire ancora più forte nel rapporto con la sua vittima che diventa il soggetto su cui perpetrare la prevaricazione; il raggiungimento del suo obiettivo, e la popolarità che ne deriva rinforza, negativamente questo modello reattivo-aggressivo e la violenza perpetrata lo induce a una buona considerazione di sé.
Ma il bullo non è solo chi agisce in prima persona, poiché di solito agisce sempre all’interno di un gruppo i cui componenti diventano bulli passivi, ovvero sobillatori che non partecipano attivamente agli episodi di bullismo ma li alimentano con la loro attenzione e incitazione.
La complessità del bullismo si manifesta anche nelle sue espressioni, principalmente identificabili nel bullismo diretto e in quello indiretto. Il primo è caratterizzato da una relazione diretta tra la vittima e il bullo, e può mostrarsi come bullismo fisico, verbale, psicologico, elettronico, con l’invio di messaggi molesti o invio ad altri di riprese attraverso cui la vittima viene diffamata o minacciata. Il bullismo indiretto, invece, tende a danneggiare la vittima nelle sue relazioni con gli altri, isolandola soprattutto attraverso il bullismo psicologico, con pettegolezzi e calunnie.
Uno stereotipo comune ci fa immaginare il bullo come un ragazzo maschio, nel periodo dell’adolescenza e magari proveniente da situazioni familiari o sociali degradate. In realtà il bullismo è un fenomeno che vede i maschi maggiormente inclini alla forma diretta, mentre le femmine a quella indiretta. Si manifesta di più nella fascia d’età tra i 7-8 anni e tra i 14 e i 18, ma negli ultimi anni si sono manifestati fenomeni anche tra ragazzi di 12-13 anni.
La famiglia, invece, se gioca un ruolo fondamentale nel favorire l’insorgere di questo fenomeno, non sembra avere relazioni tra il suo livello socio-economico e l’emergere del bullismo. Influente, invece, è l’eccessiva permissività e tolleranza verso l’aggressività manifestata, anche verso i fratelli, così come un modello genitoriale basato sull’uso di punizioni fisiche che porta il bambino a riproporlo all’esterno.
Un altro ruolo fondamentale è giocato dall’intorno sociale: un modello sociale basato sul primeggiare, sulla prestanza e sulla lotta per raggiungere il proprio scopo trasmette al ragazzo la necessità di affermarsi, cosa che fa a modo suo attraverso la violenza verso il debole a lui più vicino. Ecco che la classe sembra diventare il luogo perfetto per perpetrare un modello in cui l’altro è un oggetto, in un contesto in cui magari è la stessa classe a farsi parte attiva più o meno consapevole del bullismo.
Il bullismo, quindi, è un fenomeno che coinvolge i soggetti giovani, ma anche i genitori ed è per questo che scoprire la cause dell’aggressività così come di un’eccessiva paura nei confronti dell’esterno è parte fondamentale per contrastare il fenomeno. Un percorso terapeutico guidato, capace di dotare il ragazzo degli strumenti necessari per modificare il proprio comportamento, è un primo importante passo a cui la terapia cognitivo-comportamentale dà risposta.
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