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Mobbing Familiare

Mobbing Familiare
Si manifesta tra le mura domestiche tra un coniuge-mobber e l’altro coniuge-vittima.
Il termine “mobbing” venne usato per la prima volta da Konrad Lorenz per descrivere gli attacchi di piccoli animali contro uno più grande e isolato, al fine di allontanarlo dal gruppo o dal nido. Nel 1984 il termine venne applicato dallo psicologo tedesco Heinz Leymann in relazione a quei comportamenti ostili attuati nell’ambito lavorativo da parte di superiori e colleghi.
Oggi questa parola è sicuramente entrata a far parte di un vocabolario più diffuso e anche la sua conoscenza sembra essersi radicata maggiormente grazie alle campagne di sensibilizzazione e denuncia. Tuttavia esso viene ricondotto maggiormente all’ambito lavorativo, meno a quello familiare dove si parla più specificatamente di Mobbing Familiare.
In questo caso gli atteggiamenti persecutori, aggressivi e svilenti sono condotti da uno dei due coniugi all’interno delle mura domestiche e mirano a delegittimare la persona in quanto membro della famiglia, estromettendola progressivamente dai processi decisionali riguardanti la famiglia in genere e in particolare i figli. 

I comportamenti del coniuge-mobber portano la vittima a perdere gradatamente autostima, fino a vedersi essa stessa come il suo persecutore la dipinge: debole, inutile, priva di quelle caratteristiche necessarie a essere un “vero genitore”. I costanti attacchi riguardano, infatti, il ruolo dell’altro nella famiglia, il suo aspetto fisico, l’intelligenza e la scarso contributo economico apportato.

Generalmente, il Mobbing Familiare si caratterizza per le seguenti manifestazioni:
•  Apprezzamenti offensivi in pubblico o in presenza di amici e conoscenti. 

•  Palesi e teatrali atteggiamenti di disistima. 

•  Provocazioni continue e sistematiche. 

•  Tentativi di sminuire il ruolo in famiglia. 

•  Coinvolgimento continuo di terzi nelle liti familiari. 

•  Sottrazione di beni comuni. 

•  Mancato supporto alla vittima nel rapporto con gli altri familiari. 

Bisogna tenere presente che questi comportamenti sono quotidiani, spesso attuati con grande aggressività da parte del mobber, ripetuti costantemente fino a non lasciare scampo alla vittima che si sente in un vicolo cieco da cui è impossibile uscire. In certi casi, infatti, questi atteggiamenti fanno parte di una strategia persecutoria seguita dal mobber allo scopo di costringere la vittima a lasciare la casa coniugale o ad acconsentire, ad esempio, a una separazione consensuale.
E’ importante sottolineare come, a partire da una sentenza della Corte di Appello di Torino, si sia cominciato a parlare di Mobbing Familiare anche nella giurisprudenza italiana, sdoganando il fenomeno di mobbing dalla disciplina del diritto del lavoro per essere utilizzato anche nel complesso ambito familiare.
Tuttavia, al di là del piano giuridico, il Mobbing familiare, come quello in ambito lavorativo, va affrontato anche nelle sue conseguenze psicologiche che portano la vittima a soffrire nel rapporto con sé e con gli altri, soprattutto in presenza di figli.
E’ quindi importante sapere che questi aspetti possono essere combattuti seguendo un percorso terapeutico che aiuti la persona a recuperare l’autostima perduta.
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